Le tappe del Cammino Corleone - Sciacca

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 Palazzo adriano

Comune di
Palazzo Adriano

 Curiosità e Folklore

  1. Prodotti Tipici
  2. Pasqua
  3. San Giuseppe
  4. Epifania
  5. Abiti Tradizionali
  6. San Nicola
  7. San Martino

 

Palazzo Adriano è, come quasi tutte le località siciliane, un paese ricco di storia e di tradizioni che si tramandano di generazione in generazione mantenendo in vita uno scambio continuo tra passato e presente. Le specialità gastronomiche di Palazzo Adriano sono varie, dai primi piatti ai dolci, dai formaggi alla carne all’olio, di produzione locale. Tutti piatti tipici che arricchiscono la rinomata cucina siciliana. Tra le tante specialità gastronomiche la gidata, una schiacciata di pane ripiena di verdure salate, la tabisca, dall’arabo tabisc,  pane schiacciato con le dita ed unto di olio d’oliva pre-cotto, la muffoletta, pagnottella calda preparata con olio, pepe e formaggio o ricotta fresca, dolci come le mastrazzole, i cuddureddi di fichi e mandorle, le sfince di uova o di patate, i pupi cu l’ova confenzionate con uova sode e pasta biscottata. Altri piatti tipici sono “la pasta con le sarde” infornata e preparata con sarde fresche, le tagliatelle di farina di grano duro, gli gnocchi di pasta preparati a mano e le melenzane imbottite con aglio e formaggio.I formaggi sono una delle più rinomate specialità gastronomiche di Palazzo Adriano che vanta il canestrato, un formaggio a pasta dura di latte vaccino misto a latte pecorino o anche caprino, in tempi passati esportato anche negli Stati Uniti.

 

Le funzioni relative alla Pasqua iniziano la Domenica delle Palme durante la quale nei due riti si procede alla benedizione dei ramoscelli d'ulivo e delle palme. Nel pomeriggio della Domenica delle Palme vi è la sagra "d'i pupi cu l'ova ". Ai presenti infatti viene distribuito del pane dolce di forma artistica varia, raffigurante soggetti che indicano pace e gioia. All'interno del "pupo" viene riposto un uovo che simboleggia la speranza di una vita nuova. Inoltre nel pomeriggio della domenica delle palme si rappresenta la Pasqua vivente con l'entrata di Gesù a Gerusalemme. Nel rito bizantino-greco la Settimana Santa inizia il venerdì prima della domenica della Palme, in cui si ricorda la resurrezione di Lazzaro. Durante la notte, per le vie del paese viene intonato il canto tradizionale che la ricorda. Il Sabato Santo si celebra la discesa del Cristo negli inferi; prima della mezzanotte, il clero ed i fedeli con candele accese sostano davanti la porta sbarrata della chiesa simboleggiante la chiusura degli inferi guardati dal demonio. Infine, aperta la porta, l'interno si illumina e viene proclamata la Resurrezione di Cristo. Terminata la funzione si girano le vie del paese intonando il "Christòs Anésti" ricevendo in dono dalle famiglie uova, soldi e dolci, che saranno consumati il venerdì "d'u Crucifisseddu" cioè il primo venerdì dopo la Pasqua. Il Sabato Santo, sul sacrato della chiesa di rito latino, viene benedetto il fuoco dal quale è acceso il cero pasquale e da cui tutti i fedeli accendono le candele. Si entra poi in chiesa per la celebrazione della Santa Messa di Resurrezione. La notte i fedeli girano per le vie del paese intonando "L'Angelo della Gloria" e ricevono uova, soldi e dolci.

 

(19marzo) La vigilia del giorno di festa molte famiglie imbandiscono le tavolate di altari ricchi di pane lavorato in diverse forme: i "vuciddati", i "pani di cena", gli "arnesi dell'artigiano S. Giuseppe" (sega, scala, martello ecc.) e diverse pietanze: cardi, broccoli in pastella, asfodeli, asparagi, finocchi di montagna e dolci caratteristici: pignolate, sfingi, torte. Il padrone di casa serve le vivande della "tavulata" ai Santi cioè a tre persone che rappresentano la Sacra Famiglia. Le varie forme e i vari colori che si mettono sulla tavolata hanno un significato simbolico a sfondo religioso.

 

(6gennaio) Nel rito latino si ricorda l'adorazione di Gesù da parte dei Magi. Nel rito bizantino si commemora la manifestazione della divinità di Cristo in occasione del battesimo nel fiume Giordano. La cerimonia si svolge in piazza Umberto I presso la fontana ottagonale del 1608; il sacerdote ne benedice le acque. In esse discende lungo un filo dal campanile della chiesa di rito bizantino, una colomba legata con un nastro rosso rappresentante lo Spirito Santo. A tutti i presenti vengono distribuite arance benedette.

 

 L'abito della festa di Palazzo Adriano è di origine principesca bizantino-costantinopolitana. Risulta sfarzoso nella sua linearità e compostezza. La gonna è di pura seta, ampia ed arricciata in vita. Su di essa corre un ricamo di fili d'oro, fatto interamente a mano che lasciano un disegno morbido ed elegante. Gli stessi motivi floreali impreziosiscono il corpino e le maniche. Sotto il corpino c'è una bianca camicia dall'ampio colletto adorno di merletti. Sul capo c'è la "Kefua", ricamata in oro e ricca di trine, dalla quale escono due veli che conferiscono al costume un elegante slancio maestoso; i veli scendono dietro fin quasi all'orlo della gonna per poi risalire sui fianchi fino alla cintura. La cintura in argento è costituita da borchie incise finemente che tengono nella parte centrale un medaglione recante l'effige di S. Nicola, patrono di Palazzo Adriano. L'abito della donna sposata - Dalla capigliatura scendono due veli che passando sotto il mento, scendono fino al petto, passano dietro e risalgono morbidamente sugli avambracci. La gonna, di tessuto pregiato, di solito di colore pastello, è ampia ed arricciata in vita. E' arricchita da trine dorate che formano disegni impreziositi da pietre dure. Le maniche sono ornate da 4 fiocchi per simboleggiare le virtù che la donna deve possedere. Le spalle sono coperte da un ampio colletto ricamato e con i bordi adorni di merletti. Costumi giornalieri -I costumi giornalieri pur mantenendo un ottimo livello di gusto e raffinatezza risultano anche comodi e pratici per sbrigare le faccende domestiche. In questo costume c'è la "Kefua" ma manca il velo sostituito per praticità, da una treccia di stoffa che scivola lungo le spalle.

 

La festa di San Nicola, patrono di Palazzo Adriano, ricorre il 6 dicembre. La  figura di S.Nicola è oggetto di un culto estremamente ricco di leggende e miracoli. Il cibo rituale della festa di S. Nicola sono ‘I VIRGINEDDI’ (tagliarini - pasta fatta in casa), una particolare minestra di verdura che viene promessa al santo in cambio di una grazia e preparata durante uno dei nove mercoledì solenni che precedono il 6 dicembre oppure il giorno stesso della festa. Nove sacerdoti celebrano la messa in onore del santo, alla fine della quale vengono distribuiti a tutte le persone presenti i cosiddetti ‘panuzzi’ che sono a forma di tre palline. La sera del giorno stesso la statua di San Nicola viene portata in processione per le vie del paese.

 

Festa della famiglia e della solidarietà.
La festa di S. Martino è una ricorrenza esclusiva e particolare di Palazzo Adriano; essa è una delle tante forme di solidarietà sociale di origine balcanica. La tradizione vuole che i parenti e gli amici degli sposi che hanno contratto matrimonio durante l'anno che va dal 12 novembre dell'anno precedente al 10 novembre dell'anno seguente, si facciano carico della costituzione della loro casa. Nella mattinata, i bambini sfilano per le vie del paese portando dei canestri e dei cesti, contenenti utensili da cucina, stufe, macchina per fare la pasta, gelatiera, caffettiera ecc. In ogni cesto si mettono di solito i "panuzzi di S. Martino", caramelle, cioccolatini, fichi secchi, loti, castagne, noci e frutta di pasta reale. Nel cesto dei genitori della sposa si usa mettere "A' brascera" (il braciere di rame), dei pacchi di spaghetti come simbolo di lunga vita e un pane rotondo e piatto detto "pitta". Nel cesto dei genitori dello sposo si usa mettere "u quadaruni" ( pentolone di rame ) ed un pane a forma di grande corona detto "cugliaci".La domenica successiva all'11 novembre, tutti coloro che hanno mandato il "san martino" sono invitati dagli sposi ad assaggiare la varietà di alimenti dei cesti.

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